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FISARMONICHE FILASTROCCHE Un ragionamento sulla “poesia per”

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Oggi condivido con voi alcuni passi di questo articolo che ho trovato:

FISARMONICHE FILASTROCCHE

Un ragionamento sulla “poesia per”

di BRUNO TOGNOLINI

per la rivista “Hamelin”, giugno 2011

Dai miei amici di Hamelin mi è stato chiesto di scrivere sulla poesia “per bambini”, che è il mio

mestiere. Mi verrebbe da cominciare col classico “Tanto si è detto e tanto si è scritto”. Ed è vero: io

stesso tanto dico e tanto ho scritto. Tanto che, per non ripetermi e citarmi, mi permetto di invitare,

chi volesse, a leggere tutti gli altri solenni o scanzonati ragionamenti sulla poesia nel mio sito,

www.tognolini.com, dove son disponibili nella sezione “Articoli e saggi”.

Qui dirò allora qualcosa di diverso. Parlerò di fisarmoniche e di imbuti.

1 . La Fisarmonica di Zio Romano

Zio Romano, il mio “Zio Giovane scapestrato e briccone, adorato e agognato campione”, come lo

presenta il mio libro “Doppio blu”, suonava la fisarmonica, quando io ero bambino, e ora che punta

il dito agli ottant’anni ancora la suona.

Suonava indiavolati balli sardi, brani di liscio, il “Carnevale di Venezia”, la “Cumparsita”, il

“Tango delle rose”, ma anche twist e rock: e insomma i cosiddetti ballabili, che aizzavano ad alzarsi

dalle sedie e ballare grandi e bambini della famiglia.

La fisarmonica è uno strumento a tastiera, ha i suoi tasti bianchi e neri come il pianoforte.

Ma la fisarmonica assai più del pianoforte, per motivi storici, culturali, tecnici, è uno strumento

sociale, conviviale. Se un gruppo di persone si trova a star bene insieme, con tempo bastante e

buona temperie d’animo, e sa che uno di loro suona la fisarmonica, è facile che gli dica: vai a

prenderla, suona, balliamo. Difficilmente potrebbe dirgli: vai a prendere il piano.

FISARMONICHE FILASTROCCHE

Un ragionamento sulla “poesia per”

di BRUNO TOGNOLINI

per la rivista “Hamelin”, giugno 2011

Dai miei amici di Hamelin mi è stato chiesto di scrivere sulla poesia “per bambini”, che è il mio

mestiere. Mi verrebbe da cominciare col classico “Tanto si è detto e tanto si è scritto”. Ed è vero: io

stesso tanto dico e tanto ho scritto. Tanto che, per non ripetermi e citarmi, mi permetto di invitare,

chi volesse, a leggere tutti gli altri solenni o scanzonati ragionamenti sulla poesia nel mio sito,

www.tognolini.com, dove son disponibili nella sezione “Articoli e saggi”.

Qui dirò allora qualcosa di diverso. Parlerò di fisarmoniche e di imbuti.

1 . La Fisarmonica di Zio Romano

Zio Romano, il mio “Zio Giovane scapestrato e briccone, adorato e agognato campione”, come lo

presenta il mio libro “Doppio blu”, suonava la fisarmonica, quando io ero bambino, e ora che punta

il dito agli ottant’anni ancora la suona.

Suonava indiavolati balli sardi, brani di liscio, il “Carnevale di Venezia”, la “Cumparsita”, il

“Tango delle rose”, ma anche twist e rock: e insomma i cosiddetti ballabili, che aizzavano ad alzarsi

dalle sedie e ballare grandi e bambini della famiglia.

La fisarmonica è uno strumento a tastiera, ha i suoi tasti bianchi e neri come il pianoforte.

Ma la fisarmonica assai più del pianoforte, per motivi storici, culturali, tecnici, è uno strumento

sociale, conviviale. Se un gruppo di persone si trova a star bene insieme, con tempo bastante e

buona temperie d’animo, e sa che uno di loro suona la fisarmonica, è facile che gli dica: vai a

prenderla, suona, balliamo. Difficilmente potrebbe dirgli: vai a prendere il piano.

2 . Le Filastrocche sono cuccioli di poesie?

Molti negli anni mi han chiesto, e io stesso mi son trovato spesso a chiedermi: perché mi ostino a

chiamare le mie poesie “filastrocche”? Queste sono vere poesie, dicono alcuni.

Lasciamo perdere le definizioni tecniche, retoriche o filologiche, che ci lasciano insoddisfatti e

talora di stucco, come quella, ahimè, del valoroso Dizionario De Mauro: “Filastrocca.

Composizione cadenzata con versi brevi, rimati o in assonanza, solitamente priva di senso

compiuto, recitata o cantata spec. per divertire o far addormentare i bambini”

“Priva di senso compiuto”? Mah… Lasciamo perdere queste, cerchiamone altre.

Per anni ho messo in giro nelle scuole una definizione che ora ho scoperto errata. Dicevo, ma

sempre con divertita ombra di dubbio: forse le filastrocche sono cuccioli di poesia. Sono poesie da

cucciole. Componimenti quindi che, quando crescono (quando cresce chi li scrive?), diventano

poesie. Perdono la rima, come i bambini perdono il gioco crescendo. Ma non è vero che i grandi

perdono il gioco, né che le loro poesie perdono il suono. Le poesie dei grandi hanno rima e

tamburo, solo più complicati, più incerti: come i grandi, che sono più complicati dei bambini, fanno

giochi più complicati e incerti. E allora?

E allora non so. Però so che una fisarmonica crescendo non diventa un pianoforte.

3 . La fisarmonica non diventa un pianoforte

Una fisarmonica non è un pianoforte mancato, un “wannabe”, un “vorreiessere”, come dicono gli

inglesi per indicare qualcuno che è qualcosa e vorrebbe essere qualcos’altro. La fisarmonica è una

fisarmonica e il piano è un piano.

Neanche un fisarmonicista è per forza un pianista mancato, o uno che vorrà prima o poi, crescendo,

diventare pianista. Ci sono bambini già pianisti da bambini, come Mozart, e fisarmonicisti ancora

fisarmonicisti da vecchi, come Astor Piazzolla.

Alcuni amici scrittori per bambini hanno voluto diventare, essendo cresciuti, scrittori per grandi. E

alcuni di loro si sono adirati perché “il sistema”, l’inerzia ottusa del mercato editoriale, a loro dire,

non gli permette di diventarlo come vorrebbero. Di sicuro questi amici hanno ragione.

Ma questo cammino di crescita non è segnato, non è prescritto nel genoma dell’artista, non è per

tutti fatale e inesorabile. Non possono esistere scrittori e poeti per bambini che voglio proprio fare, e

continuare a fare, gli scrittori e i poeti per bambini? Devono essere per forza, se così dicono e

fanno, dei “wannabe”?

4 . Tipi di fisarmonicisti e di pianisti

E non è giusto nemmeno dire che i pianisti sono artisti più profondi, più maturi, più musicisti dei

fisarmonicisti.

C’è il pianista infinito, immortale, ed è inutile fare i nomi perché son tanti. E c’è il “pianista di

piano-bar” di cui canta così bene De Gregori, che ha “sulla punta delle dita poco jazz | poche ombre

nella vita”, “che suonerà finché lo vuoi sentire | non ti deluderà”…

Ci sono i finti fisarmonicisti, come certi mendicanti che tormentano penosamente uno strumento

prestato. E ci sono musicisti di strada come quello che gettava nello sconforto Joni Mitchell nella

canzone “Real Good For Free”: lei guadagna una fortuna a ogni concerto, fra “velvet courtains” e

“black limousine”; un giorno va a fare il suo shopping di gioielli ed eccolo lì, all’angolo della

strada, che suona da solo, nessuno si ferma. Però un musicista, quando lo sente, lo riconosce: “He

was playing real good… for free”. Suonava davvero bene, e gratis.

Ci son musicisti di strada cialtroni e ci sono virtuosi. Ci son pianisti di piano bar e c’è Astor

Piazzolla. Allora, è lo strumento che fa la musica? O il suonatore?

5 . Suonare ti tocca, suonare ti piace

“E poi se la gente sa, | e la gente lo sa che sai suonare, | suonare ti tocca | per tutta la vita | e ti piace

lasciarti ascoltare”. Così scrive e canta De Andrè del “Suonatore Jones”, e chissà quante volte anche

a lui gli amici riuniti avranno detto: dài, prendi la chitarra.

Che sintesi perfette riesce a fare la poesia: “suonare ti tocca”, “ti piace lasciarti ascoltare”. Ti tocca

e ti piace. È la versione più potente che si possa dare del destino del musicista “popolare”.

Il suo gruppo, la sua famiglia, il suo paese, la sua cricca d’amici: la sua comunità (la sua

“community”, si direbbe oggi?) sa che lui sa suonare. E quando è il momento, quando occorre, gli

chiede di farlo. Ha accettato e accolto, a volte a costi di noie e sopportazioni, di avere in seno un

estroso, un artista, un musicista: ha il diritto di chiedergli di suonare. E lui ha il diritto (“ti piace”) e

il dovere (“ti tocca”) di farlo. Lo fa “per loro”. Suona per loro.

Suona Per.

6 . Scomuniche e ostracismi

Dai versi scritti e cantati di Fabrizio De Andrè ho imparato la vita, la poca che so, quanto da quelli

scritti e stampati di Eliot, Dante, Quasimodo, Borges, Shakespeare, Montale, Ariosto, Pasolini,

Ripellino, Pavese, e tutta l’infinita schiera. Una volta mi son trovato a discutere con Davide

Rondoni, che diceva: no, De Andrè non è un poeta, è un cantautore. Non bisogna confondere. Ha

ragione, il poeta Rondoni: De Andrè non è un poeta puro, è un poeta per canzoni.

Non è Poeta Puro, è Poeta Per.

Arti Pure e Arti Applicate hanno alle spalle un clamore millenario di zuffe, di scomuniche, anatemi,

e ostracismi reciproci, fra artisti e maestri insicuri e infelici, mentre ci sarebbe posto infinito per

tutti; e talvolta fra artista e maestro nello stesso poeta, mentre c’è posto infinito anche lì.

Ennio Morricone è noto al mondo come “Poeta Per” della musica: compositore di musiche per film.

Qualcuno ha mai sentito la sua musica “non-per”, la sua musica “pura”? È, almeno per me,

inascoltabile: la frontiera più dura e pura (appunto) della musica contemporanea e sperimentale,

senza un accordo, una linea melodica, una sequenza che resti in mente da ricantare.

Si dice che in passato Morricone vietasse ai figli di suonare al giradischi le sue musiche per cinema,

celebri nel mondo ma che lui disconosceva in casa sua. Ora ha cambiato idea, a quanto pare, dato

che porta in giro per i continenti un’orchestra che personalmente dirige, e che non propone i suoi

brani “puri”, ma quelli “per”: l’intero repertorio musicale degli “spaghetti western”.

Speriamo che finalmente ne sia orgoglioso.

7 . L’orgoglio del mestiere

Perché l’orgoglio del mestiere è importante. La dignità e l’orgoglio. Virtù che vengono cresciute

come figli, come alberi, dal plauso: quello pubblico e quello interiore. E se i due applausi non

battono concordi, è un deleterio strepito ciò che si forma, una nefasta cacofonia del cuore che può

portare addirittura a vergognarsi delle proprie opere. E che peccato, quando poi sono belle!

Lasciamo la musica, torniamo alle filastrocche. In tutti gli altri articoli che ho scritto, di cui facevo

cenno, le poesie per i bambini, o filastrocche, vengono specchiate e narrate con diverse figure.

Le Cinque Esse della poesia: Senso, Suono, Segno, Sogno, Sorte; che ho derivato dalle Cinque Esse

che il meridione d’Italia prescrive agli ulivi: Sale, Sole, Sassi Solco, Scure. E poi ancora: L’Uccello

con Tre Ali, il Senso, il Suono, la Bellezza: l’ultima ala è la coda, forse, che governa l’altezza del

volo. E ancora: le filastrocche come attrezzini dell’anima. Non zappa per aprire nel suono il solco al

senso, ma bacchetta del rabdomante, per trovarlo, farlo sgorgare da dove non lo vedevamo. Le

poesie come bastoni per toccare l’invisibile, per prendere le cose che non raggiungiamo, per

indicarle agli altri. I poeti come Pathfinder, Cercasentieri dell’anima.

Ma tutte queste storie, mi sono accorto, cercavano di narrare per allegorie il tratto di cammino, il vai

e vieni dalla poesia fino al poeta, e da lui alla poesia. Questa volta, in questa rivista sapiente, a

quest’età della vita e del mestiere, sto provando a raccontare un’altra cosa, l’altra parte del

cammino, che mancava: quello dalla poesia agli altri.

Dalle mie filastrocche ai miei altri.

 

 

Elogio della fisarmonica – G. G. Marquez

Non so cos’abbia di tanto comunicativo la fisarmonica che quando la sentiamo ci si stringe il cuore.

Le chiedo scusa, signor lettore, per questo inizio da gregueria. Non mi era possibile cominciare altrimenti un pezzo che potrebbe avere l’ovvio titolo di “Vita e passione di uno strumento musicale”.

Io personalmente, farei innalzare una statua a questo mantice nostalgico, amaramente umano, che tanto ha dell’animale triste. Nulla so di concreto della sua origine, della sua lunga traiettoria zingaresca, della sua irrevocabile vocazione di vagabondo.

Probabilmente ci sarà chi tenterà di salire lungo l’albero inutile di una complicata genealogia musicale fino a trovare, in non so quale ignoto punto della storia, il primo uomo che un bel mattino si svegliò con il bisogno impellente di inventare la fisarmonica.

A noi, signor lettore, nulla di tutto questo interessa.

Dobbiamo rassegnarci a credere che – come tutti i vagabondi degni di questo nome – tale strumento si sia presentato dinanzi ai nostri occhi stupefatti senza certifìcati di nascita e buona condotta.

Ha avuto – questo è indubbio – un’adolescenza dissipata, oscura, fitta di albe turbolente. I suoi migliori anni si sono dipanati nell’angolo anonimo, greve di vapori. di una taverna tedesca. […] Così, con questa implacabile lezione di umanità, ha continuato a cullare la febbre delle periferie, dispiegando il suo ventre in tutti i porti come qualsiasi incorregibile marinaio. Il valzer francese è passato per i suoi polmoni dicendo quel carico di tristezza, quell’irreparabile malinconia che riempiva di stelle gli occhi delle Mignon e della Margot.

La fisarmonica è sempre stata, come la nostra gaita, uno strumento proletario. Gli argentini hanno voluto imporle rango da salotto ma lei, nottambula inveterata, ha cambiato nome ed ha abbandonato i figli bastardi. Il frac non si confaceva alla sua dignità di vagabonda convinta. Ed è così. La fisarmonica legittima, autentica, è questa che ha preso la nazionalità fra noi, nella vallata del Rio Magdalena. Si è incorporata agli elementi del folklore nazionale accanto alla gaitas, al millos ed ai tamburi della costa. Accanto ai chitarrini di Boyaca Tiolima, Antioquia.

Qui la vediamo fra le mani dei giullari che vanno qua e là recando il loro caloroso messaggio di poesia. Qui indossa il suo vecchio abito da marinaio senza rotta. Poiché so che non le mancano nemici, ho voluto scrivere questo pezzo che ha un inizio e avrà una fine da gregueria.

Ascolti la fisarmonica, amico lettore, e vedrà con quale dolente nostalgia le si stringerà il cuore.

(Gabriel Garcia Marquez – da “Scritti Costieri”, Maggio, 1948)

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Non potevo non condividere questo pezzo di Gabriel Garcia Marquez…..Leggendolo mi venne da sorridere….questo è la fisarmonica, un’anima nostalgica e vagabonda che poco si addice ai canoni convenzionali.

 

Alessia Civalleri

Magrét Arnadóttir Fisarmonicista Islandese

Magrett Magrét l’ho scoperta per caso, non ricordo il pezzo che cercavo e ho trovato lei.

Ci siamo scritte alcune volte e le ho chiesto se poteva rispondere ad alcune domande per la mia ricerca sulle donne e la fisarmonica.

Suona praticamente da sempre, ha iniziato a sette anni. Ho ascoltato alcune sue cose e mi piace, la sua semplicità, la sua fluidità, come s’immedesima con lo spirito mentre suona.

Rispondendo alla domanda che sensazioni ti da questo strumento mentre lo stai suonando?

Lei ha detto:

“E’ difficile da spiegare. Mi emoziono davvero quando suono e questa è davvero la parte migliore di questo strumento il modo in cui puoi esprimerci te stesso. Lo sento sia fisicamente che emotivamente. A volte mi sento come se esibissi il mio cuore in pubblico e se lo ricevono, se lo percepiscono è la cosa più bella del mondo.”

Questo è un lato bellissimo che accomuna molte fisarmoniciste, la musica è un mezzo attraverso cui esprimersi, “esporci il cuore” . E’ dare ma anche vivere un’emozione profonda.

Anche lei come me e come molte altre fisarmoniciste è arrivata a questo strumento per discendenza, lo suonava suo padre, ma poi la passione è cresciuta e l’ha coltivata per tutta la vita.

Le ho anche chiesto

Cosa rende per te la fisarmonica uno strumento speciale?

La sua risposta è stata:

“Ci sono così tanti vantaggi su questo bellissimo strumento. Prima di tutto il mantice che permette di respirare e attraverso il respiro si produce questa musica stupenda. Per molti all’inizio questo strumento è complicato e non è così facilmente orecchiabile. Il problema è che in tanti hanno difficoltà con la gestione del mantice e producono così suoni aspri che erroneamente legano allo strumento. L’altra differenza importante è che con la fisarmonica ti sembra di suonare 3 strumenti in uno. La fisarmonica è anche uno strumento solista e, mettiamoci la faccia nel dirlo, con esso si può suonare praticamente qualunque cosa. (e per vivere è anche più semplice essere fisarmonicista perché si può suonare anche soli, non solo in gruppo). Mi piace anche un po’ il fatto che non è uno strumento per tutti. E’ un tipo di strumento raro. Una bella fisarmonica può andar bene ovunque, non ci resta dunque che mostrarlo al mondo, ed è quello che sto cercando di fare.”

E con questa affermazione ribadisco l’elemento fondamentale della fisarmonica, il respiro.

Vi invito ad ascoltare alcuni suoi pezzi, ne rimarrete incantati.

E mi piace la sua grinta nel dire che è uno strumento raro e non ci resta dunque che mostrarlo al mondo!!

Lascio questo monito, sperando davvero che lei ci riesca e perché no, tutte noi.

Grazie Magrét per la musica, la simpatia e la disponibilità a collaborare alla mia ricerca.

Alessia Civalleri

Di seguito traduco come riesco il post per Magrét e per chi come lei non capirebbe in italiano:

Here I translate as I can post for Maigret and those like her would not understand in Italian:

Magret I discovered by chance, I don’t remember the piece I was looking for and I found her.

We have written a few times and asked if he could answer some questions for my research on women and the accordion.

Sounds almost always began seven years. I listened to some of his things and I like its simplicity, its fluidity, as identifies herself with the spirit as it is playing.

Answering the question that you feel from this tool while you’re playing?

she said:

Its difficult to explain. I get really emotional while playing and that is the best part about the instrument, how easily and beautifully you can express yourself. I feel it both physically and emotionally. Sometimes I feel like I´m sending my heart out to the audience, and if and when they receive it, it is the best feeling in the world.

This is a beautiful side shared by many accordionists, music is a means through which to express themselves, “expose us to the heart”. And ‘give but also to live a deep emotion.

She, too, like me and many other accordionists came to this tool by descent, he played his father, but then the passion has grown and has cultivated throughout his life.

I also asked

What makes the accordion for you a special instrument?

His answer was:

There are so many pros about this beautiful instrument. First and foremost, it is the bellow that allows you to breath and express through the music so beautifully. It is also of course the part of the instrument that is complicated for many beginners and if you don´t handle it right, its not easy for the ears. The problem is that so many have difficulties controlling the bellow so many persons only hear the harsh bellow sound and connect that to the instrument. The diversity is also important, and the fact that sometimes it feels like you´re playing three instruments at once. Accordion is both solo and chord instrument and let´s face it, you can play pretty much anything on the instrument. (“So it´s easyer making a living of it, being able in many cases to charge for just one person, rather than two and doubling the cost for the recipient”). Also kind of I love the fact that it is not for everybody… that it´s kind of a rare instrument. A beautiful accordion can fit wherever, we just have to show it to the world and that´s deffenetely what I´m trying to do.

And with this statement I reiterate the fundamental element of the accordion, the breath.

I invite you to listen to some of his pieces, you will be stunned.

And I like his grit in saying that is a rare instrument and we just have to show it, then, that the world !!

I leave this warning, really hoping that she will succeed and why not, all of us.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La valse D’Amelie – accordion – YouTube.

 

Il realismo magico dietro la musica di una fisarmonica

Gabriel Garcia Marquez parla della fisarmonica addirittura in termini di “realismo magico” e si chiede cosa lo renda uno strumento così speciale, in grado di toccare il cuore quando lo si ascolta.

Chiaro è che la fisarmonica è uno strumento particolare, si può dire che trasformi l’aria in musica.

“L’aria” quanto di più etereo esista, eppure la sentiamo, la percepiamo, ci da vita.

La fisarmonica respira e rende l’aria musica, il suono nasce da un respiro e si chiude con un respiro.

E’ uno strumento poetico che fa vibrare corde profonde dell’anima e il suo suono si crea proprio attraverso una vibrazione.

E’ uno strumento che ha che ha due volti può sembrare “pesante” in struttura ma ha un’anima leggera.

Credo che in fondo abbia un’anima un po’ femminile fatta di trasformazioni.

Alessia Civalleri

Il realismo magico dietro la musica di una fisarmonica.

MIRANDA CORTES

miranda cortes

Oggi Vi presento questa fisarmonicista, attraverso alcuni passi di un’intervista che ho trovato “fondamentali” nel definire la sua personalità.

1. Musicista, cantante, attrice: come si forma Miranda Cortes? Riconosci una formazione “altra” rispetto ai cosidetti studi accademici? (intenderei chiedere quali sono gli studi compiuti, formalizzati e non da un titolo di studio e poi cosa riconosci come formativo del pensiero, della persona e della professionalitá nella globalitá della tua esperienza).

A mio parere la formazione musicale di una persona non è una questione di standard “accademici” o “non accademici”, ognuno di noi è il risultato di incontri e di apprendimenti, che possono aver spianato una strada creativa- artistica oppure possono averla sotterrata. Chi ha avuto l’opportunitá sin da piccolo di stare con delle persone o in situazioni ricche di stimoli, d’incoraggiamento alla ricerca della propria identitá, ha inevitabilmente arricchito e formato il proprio bagaglio culturale, esistenziale, conoscitivo e artistico e la musica ha trovato un suo posto.

3. I tuoi programmi musicali si basano su un repertorio molto ampio che attraversa diversi stili e generi musicali. C’è un filo rosso che unisce questa varietá? E allora: cos’è la Musica per Miranda Cortes?

 

Si, ora posso rispondere che il filo rosso sono io, cioè la mia identitá…. dico ora, perchè non è stato automatico capire questa cosa. Ci sono stati dei momenti in cui consideravo la fisarmonica il filo conduttore, infatti soprattutto nei concerti solistici ho sempre tentato di proporre un repertorio che facesse conoscere le molte facce di questo strumento, inserendo sia brani di trascrizione classica, musica contemporanea, variété.
Oggi sono convinta che la fisarmonica sia un vestito, mi consente di accedere al mondo dei suoni e di esprimermi con esso. Ma gli strumenti sono un mezzo, sono degli oggetti utili per comunicare con il linguaggio dei suoni, niente di più ; la musica è nella testa, non nell’oggetto. Per questo ritengo sia utile una certa poliedricitá strumentale, fare in modo che le persone possano suonare più di uno strumento e che possano avere un contatto fisico con esperienze strumentali diverse.

 
Quindi che cos’è la musica ? qualcuno ha detto: ” è un gioco di bambini”, tutto sommato confermo, la musica è un continuo gioco di esplorazioni, di ricerca, è una terapia psicologica e fisica, è un’esigenza profonda che tutti noi portiamo dentro.

 

 

Lo strumento è decisamente l’abito che indossiamo per esprimere la nostra personalità è come tutti gli abiti può non essere lo stesso per tutta la vita, perché noi siamo in continuo movimento, in continua evoluzione, in continua migrazione, viviamo mille esperienze diverse nel corso della vita e queste ci cambiano.

 

Alessia Civalleri

 

 

DUO OIAMAMMA

DUO OIMAMMA

“Oiamamma” è un dúo composto da Adele Madau (violíno) e Roberta Montisci (fisarmonica).

Il repertorio di “Oiamamma” comprende composizioni originali delle due musiciste, standards di jazz,

tango, musica étnica e colonne sonore, con arrangiamenti estremamente curati e personali . Il suono

è raffinato ed elegante con energia e ricerca timbrica.

La performance comprende alcune coreografie eseguite dalle due musiciste mentre suonano.

 

Quella che suona la fisarmonica

Mi chiamo Quella che Suona la Fisarmonica.

Canto il cielo e il mare d’Irlanda. Canto le nuvole che sono cavalli in galoppo dietro un capo invisibile.

Corrono, le nuvole, intorno alla terra trascinando con sé i piccoli uccelli smarriti lasciati indietro dalle migrazioni dei loro padri, delle loro madri.

Canto il loro grido di richiamo.Canto le onde che si infrangono sulle scogliere in una perenne richiesta d’amore, d’unione impossibile con la terra.

Le schiume bianche, le alghe brune, i vortici. Canto le distese d’erba umida, la pennellate di erica rossa.

Canto il vento e poi è il vento che canta me, a volte furioso, a volte dolcissimo.

Oggi condivido questa poesia.

Duo Almagoci Alessia Civalleri e Magali Gonnet – Fisarmoniche

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Ed oggi parliamo di noi, il duo ALMAGOCI, nome che viene dall’unione dell’inizio dei nostri nomi Alessia Civalleri e Magali Gonnet.

Ci siamo conosciute all’incirca un’anno e mezzo fa, suonavamo in un gruppo insieme, poi ci siamo trovate a suonare  in alcune occasioni ed è nata l’idea di questo duo di fisarmoniche al femminile.

Ridendo e scherzando abbiamo iniziato a presentarci in strada, abbiamo fatto insieme piccoli spettacoli e ora siamo piene di idee per il futuro!!

Veniamo da due formazioni musicali diverse, Magali studia pianoforte al Conservatorio a Cuneo, io ho studiato pianoforte anni fa, ma il mio strumento principale è sempre stato la fisarmonica, ora abbiamo iniziato presso la scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo un percorso di formazione insieme proprio con la fisarmonica.

Ci siamo buttate in quest’avventura con uno spirito di leggerezza ma con tanto impegno.

Nel nostro repertorio spaziamo su generi diversi, siamo alla continua ricerca di materiale nuovo, di sperimentazione, a volte uniamo anche i due strumenti, pianoforte e fisarmonica.

Siamo curiose, ci mettiamo in gioco, praticare generi diversi è una fonte di ricchezza e di conoscenza sempre nuova che ti consente di evolvere sempre.

Una grande fisarmonicista Miranda Cortes ha detto:

“la pratica di generi diversi rappresenta una fonte di ricchezza inestimabile per il musicista, che in questo modo è obbligato a sforzarsi e a sviluppare una sensibilitá e un ascolto molto attento ai contesti sonori dove si ritrova.
E’ come parlare il francese, l’inglese, lo spagnolo, il tedesco, il fiammingo e l’arabo. Anche lo strumento viene utilizzato in modo diverso a seconda di quello che si suona, ma non in virtù di chissá quali difficili tecniche , ma di un pensiero musicale con una certa direzione da seguire. Il resto va da sé. Questo significa mettersi in gioco, scontrarsi per incontrare quello che non si conosce e provare a sperimentarlo, anche se succede una catastrofe.”

E questo è un po’ lo spirito del nostro duo essere pronte ad esporci anche se succede ” la catastrofe” o magari no, essere pronte all’ascolto, alle nuove esperienze a suonare in ambiti spesso diversi purché ci sia musica, sentimento e possibilità di fare esperienza e condividere ciò che riusciamo a fare.

Qualcuno ha detto definendo la musica che ” è un gioco di bambini”, tutto sommato confermiamo, la musica è un continuo gioco di esplorazioni, di ricerca, è una terapia psicologica e fisica, è un’esigenza profonda che tutti noi portiamo dentro.

Quindi seguiamo questo pensiero.

Alessia Civalleri

 

Viola Turpeinen, forse la prima fisarmonicista ad aver registrato un disco

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Viola Turpeinen, nata nel 1909, di origini finlandesi, ha vissuto in america. Viola Turpeinen fu probabilmente la prima donna fisarmonicista a registrare, e certamente la prima stella della fisarmonica femminile in America. Di origine finlandese paese in cui la fisarmonica è per tradizione a “sitema a bottoni” suonò invece la fisarmonica a sistema “pianoforte” per l’incontro con diversi fisarmonicisti italiani. Studiò all’accademia di musica di Guido Deiro. Quest’artista ha eseguito una sorprendente varietà di musica, certamente melodie finlandese e finlandese-americano, ma anche musica classica, melodie popolari standard americane melodie scandinave, e altri brani etnici americani, tanghi e anche brani da concerto e canzoni ” morì giovanissima a 49 anni. Purtroppo il suo ruolo tra i virtuosi fisarmonicisti americani è pressoché dimenticato e trascurato dagli storici. Voglio ricordarla qui oggi.

Alessia Civalleri

Carillon Vivente | Maria Norina Liccardo

 Oggi facendo un salto nell’epoca attuale e riagganciandomi alla visione un po’ nomade della fisarmonica al femminile, vi parlo di quest’artista Maria Norina Liccardo, che porta in giro per le strade un’originale spettacolo dal titolo “il carillon vivente”. In un’intervista dichiara “che suo padre voleva imparasse la fisarmonica ma lei gli disse che era uno strumento da “vecchi” “ sterotipo abbastanza comune, e non volle suonarla, imparò invece il pianoforte, in seguito trasferitasi a Torino, conobbe alcuni fisarmonicisti e iniziò a imparare questo strumento che definisce essere come “un’orchestra” per cui non senti l’esigenza di suonare con altri ma puoi tranquillamente utilizzarlo da solo.

La sua esperienza mi ricorda un po’ la mia, anch’io all’inizio, quando mio padre volle farmi imparare la fisarmonica, non feci propriamente i salti di gioia, anch’io lo associavo  ad un mondo più maschile e la vedevo  come uno strumento da “vecchi”, cambiai radicalmente la mia visione molto ma molto tempo dopo.

Alessia Civalleri

Carillon Vivente | Maria Norina Liccardo.